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TIM SPARKS

Tim Sparks

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il Manifesto

Tim Sparks, Greg Cohen, Cyril Baptista in Rome
taglio basso
I lampi acustici di Tim Sparks
Il chitarrista, in trio a Roma, ha esibito un travolgente virtuosismo
Blues e klezmer Il musicista ha esplorato le convergenze tra i due generi, suonando anche «in solo» alcuni classici afro-americani
LUIGI ONORI
ROMA

Amanti dello stile chitarristico finger-picking, appassionati della musica della diaspora ebraica (radical jewish culture, come ama teorizzare John Zorn, che ne ha fatto un vessillo artistico e culturale), curiosi richiamati dai nomi del chitarrista Tim Sparks, del contrabbassista Greg Cohen (a lungo nel gruppo Masada) e del percussionista brasiliano Cyro Baptista si sono ritrovati al club La Palma il 24 sera. Sparks, proveniente dalla North Carolina, alunno di Jesus Silva, il protegé di And res Segovia, membro del gruppo Rio Nido e appassionato esploratore di tante culture sonore, ha pubblicato due importanti album per l'etichetta zorniana Tzadik basati sulla «jewish traditional music»: Neshamah, per sola chitarra, riprendeva e adattava brani da sorgenti yiddish, sefardite e orientali; Tanz - realizzato nel 2000 dal trio del concerto capitolino - proponeva, tra l'altro, il repertorio del leggendario clarinettista klezmer Naftule Brandwein ma anche materiali tradizionali provenienti dal Dagestan, dai Balcani, dallo Yemen e dalla Bulgaria.

In concerto Sparks, e compagni hanno messo in luce una chiave interpretativa che esalta la leggerezza, preservando i complessi disegni melodici senza enfatizzarli; allo stesso modo la forte componente ritmica (con tempi spesso dispari) ha visto in primo piano la chitarra mentre Cyro Baptista ha lavorato sui colori perucussivi, con un garbato straniamento, tanto minimale quanto intelligente. Sparks, d elegato a Cohen il ruolo di perno sonoro, ha calato il suo virtuosistico linguaggio chitarristico negli antichi materiali, utilizzando il bending, gli arpeggi, i glissati e dando allo strumento a sei corde (rigorosamente acustico) una dimensione più ampia, dall'oud arabo ai cordofoni nordafricani. Del resto egli stesso ha dichiarato che in questa operazione cerca di esplorare le convergenze tra il blues e la musica klezmer-orientale, soprattutto nell'uso dei riff (brevi frasi, spesso ripetute, dal valore prevalentemente ritmico).

Gradevole ma non esotico, moderatamente calligrafico, il recital ha proposto pezzi di Brandwein come Wie bistr die gewesen vor prohibition?, l'incantatoria Araber Tanz e la transmusicale Der Terk in America; le parti improvvisate hanno mostrato le capacità solistiche dei tre musicisti, soprattutto di Sparks che si è ritagliato gli spazi più ampi. Il chitarrista ha anche suonato una serie di brani in solo, ut ilizzando una strepitosa tecnica finger-picking per classici afroamericani del ragtime (Meaple Leaf Rag), del jazz (Alligator Crowl di Thomas `Fats' Waller) e del blues (Mississippi Blues). La Palma annuncia a breve una serie di concerti di un certo interesse: Oregon (30/3), Fabio Morgera (5/4), il Golden Quartet di Leo Smith (5/4), il gruppo di William Parker (13/4) e l'Ethnic Heritage Ensemble (15/4).

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